La composizione corporea

la composizione corporea

LA COMPOSIZIONE CORPOREA

Per composizione corporea si intende la determinazione delle principali componenti che costituiscono il nostro corpo. Tale determinazione risponde all’esigenza di descrivere carenze o eccessi di una componente che si sa o si ipotizza essere correlata ad un rischio per la salute. L’analisi della composizione corporea trova impiego in molti settori della biologia e della medicina, offrendo stime e misurazioni che portano ad una migliore comprensione di stati nutrizionali e della progressione di varie patologie insieme ad un loro migliore trattamento.

A seconda dei metodi di misura impiegati, si possono distinguere vari livelli di analisi della composizione corporea: atomico, molecolare, cellulare, tissutale e corporeo totale. Nonostante ciascun livello di analisi sia caratterizzato da specifiche proprietà definite in base alle tecniche di analisi utilizzate, il modello cosiddetto “bicompartimentale” trova notevole impiego in ambito clinico e nutrizionale. In questo modello il corpo è il risultato della somma di due componenti: la massa grassa (fat mass, FM), composta quasi esclusivamente di trigliceridi, e la massa magra (fat free mass, FFM) che è tutto ciò che non è grasso, ed è data essenzialmente da acqua, proteine, minerali e glicogeno che vanno a formare muscoli, scheletro ed organi. Si tratta di un modello piuttosto semplice che permette di riconoscere il compartimento a elevata attività metabolica (massa magra) e quello con prevalente funzione di deposito di energia (massa grassa).

Esistono varie metodiche per la determinazione della composizione corporea, da tecniche più sofisticate, ma anche meno accessibili e più costose, fino a soluzioni più semplici e pratiche, ma comunque affidabili e disponibili presso qualsiasi professionista. Passando in rassegna le metodiche principali, e procedendo dalle più avanzate a quelle più semplici e reperibili, chiunque voglia stimare la propria composizione corporea può sottoporsi ai seguenti sistemi di misura.

 

Densitometria a doppio raggio X (dual energy X-ray absorptiometry, DXA)

La DXA è una tecnica di imaging (analoga quindi a risonanza o tomografia computerizzata) che permette di scansionare il paziente, in posizione supina, sfruttando due fasci di raggi X a differente energia (di solito 40 e 70 kV). La bassa energia associata ai raggi X fa della DXA una tecnica non invasiva pressoché applicabile ad individui di ogni età. Si tratta di una metodica che va a misurare in modo diretto la densità minerale ossea, ed infatti è stata inizialmente concepita per lo studio dell’osteoporosi. Nel corso degli anni ha visto un’impressionante evoluzione tanto da essere assunta a “gold standard” per l’analisi della composizione corporea, e quindi strumento di validazione di qualsiasi altra metodica che si voglia sfruttare per ricerche in questo campo. Attraverso questa tecnica è possibile ottenere una misurazione, sia complessiva che regionale, di tre componenti corporee principali: il contenuto minerale osseo (bone mineral content, BMC), la massa grassa FM e la massa magra FFM. Con la DXA è quindi possibile non solo quantificare tali componenti, ma anche stabilirne la distribuzione nel corpo grazie alle immagini che se ne ricavano. Quest’ultimo aspetto è decisamente prezioso quando si tratta di volere appurare come specifici elementi corporei, in determinate aree, possano incidere sullo stato di salute dell’individuo. Un esempio classico in questo senso è dato dalla possibilità di stabilire l’ammontare del grasso in sede addominale (il cosiddetto grasso viscerale), il cui eccesso costituisce un fattore di rischio per l’insorgenza di complicazioni metaboliche e cardiovascolari indipendente dal peso corporeo complessivo, e che la DXA permette di definire in maniera assolutamente precisa.

Il costo elevato della strumentazione DXA ne fa una tecnica poco reperibile e a disposizione solo di grandi strutture (cliniche e ospedali).

 

Analisi di impedenza bioelettrica (bioelectrical impedence analysis, BIA)

Si tratta un metodo relativamente semplice, rapido e non invasivo, ampiamente utilizzato per la stima della composizione corporea. La BIA sfrutta il passaggio di una debole corrente alternata (frequenza 50 kHz) attraverso il corpo per misurare l’entità dell’ostacolo (o impedenza) a tale corrente data dal corpo stesso, da cui ricavare successivamente specifici parametri di studio della composizione corporea. Più precisamente, il principio su cui si basa la BIA è che il nostro corpo è il risultato della somma di tessuti di diversa natura, per cui avremo tessuti in grado di condurre facilmente corrente per il loro contenuto di acqua e tessuti non conduttori perché sostanzialmente anidri (come il grasso). Il contenuto di acqua, da buon conduttore, è inversamente proporzionale alla resistenza opposta al passaggio di corrente, mentre l’ammontare di membrane cellulari, in grado di accumulare cariche elettriche ai loro lati e quindi in grado di comportarsi da condensatori o accumulatori di cariche, è direttamente proporzionale alla reattanza, cioè al ritardo osservabile al passaggio di corrente. La somma di resistenza e reattanza definiscono l’impedenza e permettono di ottenere rispettivamente una misurazione diretta dello stato di idratazione del soggetto ed una stima del suo stato di nutrizione, ovvero del suo ammontare di cellule. Poiché l’acqua rappresenta il costituente principale delle nostre cellule e più in generale del nostro corpo, ed è praticamente assente nelle cellule adipose, costituite quasi per intero da grassi, grazie alla definizione del contenuto idrico dell’individuo si ricava una stima della sua massa magra. Quindi, per differenza tra peso totale e massa magra, si può ottenere una stima della massa grassa. La BIA in conclusione, offre la possibilità di stabilire quanta acqua (sia intra che extracellulare) sia presente all’interno del nostro corpo e da questa analisi definire con ottima precisione quale sia l’ammontare di magro e grasso.

 

Plicometria

È una tecnica che consiste nella misurazione dello spessore del tessuto adiposo sottocutaneo (pliche cutanee) in precisi punti di repere (bicipite, tricipite, sottoscapolare, sovrailiaco, pettorale, ascellare, addominale, coscia anteriore e coscia posteriore) attraverso specifiche pinze calibrate. Questa metodica, assolutamente non invasiva, rapida ed economica, consente di predire in maniera affidabile la distribuzione del grasso corporeo così da poter valutare gli individui in termini di relativa grassezza, rilevando le dimensioni di specifici depositi di grasso sottocutaneo. Il ricorso a specifiche equazione predittive è un presupposto fondamentale per la definizione della massa grassa e la densità corporea.

 

Antropometria

L’antropometria prevede la misurazione di specifiche circonferenze (braccio, avanbraccio, polso, torace, vita, addome, fianchi radice e mediana coscia) e lunghezze corporee (braccio, spessore gomito) attraverso un semplice metro estensibile per uso sanitario. Come la plicometria è una tecnica semplice, rapida e per nulla invasiva, e sempre analogamente alla plicometria, le rilevazioni effettuate sono indicative della distribuzione e della quantità di grasso nelle principali regioni del corpo.

Alcune misure, inoltre, sono più interessanti di altre in quanto forniscono maggiori informazioni. È il caso, come anticipato precedentemente, del grasso situato nella regione addominale, associato a maggiori rischi per la salute rispetto a quello presente in regioni periferiche. La misura della circonferenza addominale è impiegata anche nel calcolo del rapporto tra questa stessa circonferenza e quella dei fianchi. Tale indice permette di distinguere tra un’obesità con prevalente localizzazione centrale del tessuto adiposo da un obesità prevalentemente periferica. Come nel caso della sola circonferenza addominale, anche tale rapporto costituisce un predittore di anormalità metaboliche e di rischio cardiovascolare più importante degli stessi livelli di sovrappeso. Infatti il WHR si è dimostrato un valido indice predittivo per lo sviluppo di diabete e ipertensione arteriosa nell’uomo e per lo sviluppo di diabete e cardiopatia ischemica nella donna.

 

Da queste considerazioni appare dunque evidente quanto l’analisi della composizione corporea sia determinante nella diagnosi di condizioni patologiche associate all’alterazione di specifiche componenti e per approntare piani di intervento adeguati. Per i professionisti della nutrizione questo studio rappresenta il principio di qualsiasi valutazione nutrizionale, da cui procedere per sviluppare programmi dietetici mirati. Affidarsi alla sola bilancia come elemento di valutazione, è difatti assolutamente riduttivo: questo strumento rileva il peso di qualsiasi cosa vi sia posta sopra senza discriminarne la natura. Pertanto, poter comprendere in che misura le varie componenti contribuiscano alla definizione del nostro peso ed in che modo siano distribuite, è il presupposto essenziale per stabilire l’effettiva condizione fisica di chiunque (ad esempio la reale entità di un eccesso di grasso o di una condizione di malnutrizione) ed intervenire di conseguenza.

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