Ipertensione

ipertensione

I valori della pressione sanguigna sono considerati fisiologici se il livello è circa 120/80 mmHg. L’ipertensione è una malattia cronica, in cui la pressione del sangue arterioso, presenta valori superiori a quelli sopra citati; possiamo distinguere uno stadio di pre-ipertensione con valori pressori moderatamente aumentati e di iper-tensione conclamata con valori uguali o superiori 140/90 mmHg. In tali condizioni, per poter garantire, la corretta circolazione del sangue attraverso i vasi sanguigni, si richiede un maggior lavoro al cuore. Tale patologia è stata descritta come “killer silenzioso”, proprio perchè nello stadio iniziale non presenta sintomi evidenti. Tale malattia può essere distinta in primaria, quando insorge per cause non note interessando ben oltre il 90% dei soggetti colpiti da iper-tensione ma nei restanti 10% è definita secondaria, in quanto tale condizione s’instaura come conseguenza ad altre patologie: la malattia renale, le malattie cardiovascolari (CVD), la malattia coronarica, ecc.

I fattori associati allo sviluppo dell’ipertensione possono essere classificati in fattori di rischio modificabili e non modificabili. I primi sono fattori correlabili allo stile di vita: l’obesità, l’inattività fisica, la dieta e il fumo. Quest’ultimo è stato definito come la sesta causa di morte nel mondo; secondo l’OMS nel 2030, il numero di decessi aumenterà a 8-10 milioni. Il fumo è un fattore di rischio non solo per le malattie coronariche e l’ictus ma è responsabile di cancro e delle malattie polmonari. E ‘considerata la più importante causa evitabile di morbilità e di mortalità prematura nel mondo. REF 1
Nei fattori non modificabili, così definiti perchè al di fuori del nostro controllo, possiamo distinguere l’età, il sesso, la razza, la storia familiare e la genetica.
Le malattie cardiovascolari (malattia coronarica, cardiopatia ischemica e ictus emorragico) sono la principale causa di morte prematura nei paesi sviluppati e l’ipertensione è il suo più importante fattore di rischio. REF 1; 2

Apportare modifiche allo stile di vita intraprendendo un’attività fisica regolare, evitando l’abuso di alcool e il tabagismo correlato ad un sana alimentazione, possono essere dei validi approcci per ridurre l’epidemia dell’ipertensione e di altre malattie cronico-degenerative o patologie del benessere. REF 1
Una riduzione del consumo di sale nella popolazione, determina una diminuzione della pressione sanguigna riducendo così il rischio dello sviluppo delle malattie cardiovascolari (ictus, attacchi cardiaci, e insufficienza cardiaca), indipendentemente dal sesso e dall’etnia. REF 3
Tale riduzione potrebbe essere attuata a diversi livelli: sostituire i cibi ad alto contenuto di sale con alternative a ridotto contenuto; ridurre il contenuto di sodio negli alimenti trasformati, da parte dell’industria alimentare; rispettare la dose massima raccomandata di 5 g al giorno dall’OMS. REF 3; 4
Molti paesi sviluppati stanno adottando una politica per ridurre l’apporto di sale, in primo luogo convincere l’industria alimentare a riformulare cibi con meno sale, come sta accadendo con successo in UK ed in Finlandia, ma anche incoraggiare le persone ad utilizzare meno sale nella preparazione delle proprie pietanze adoperando erbe e spezie aromatiche per insaporire i cibi. Tutti i paesi dovrebbero adottare una strategia coerente e praticabile per ridurre l’assunzione di sale, avrebbe una ricaduta benefica sulla salute dei cittadini e sull’economia sanitaria. REF 3
Gli alimenti trasformati industrialmente oltre ad essere un’importante fonte di sodio possono essere anche ricchi di carboidrati raffinati aggiuntivi (monosaccaridi e amidi), il cui consumo potrebbe essere fortemente e direttamente associato all’ ipertensione e al rischio cardio-metabolico complessivo.

L’evidenza scientifica ribadisce che il consumo eccessivo di zuccheri semplici in generale, e in particolare del fruttosio, possono contribuire al rischio cardiovascolare globale attraverso una varietà di meccanismi.
Il fruttosio è il dolcificante più frequentemente utilizzato negli alimenti trasformati, in particolare negli snack e nelle bevande a base di frutta e di quelle analcoliche zuccherate e gassate.
Tale zucchero oltre a contribuire all’aumento della pressione sanguigna è responsabile d’innescare un aumento della resistenza dell’insulina nel tessuto adiposo, con il conseguente aumento dell’insulinemia basale, della ridotta disponibilità di glucosio per i tessuti e della dislipidemia (aumento dei trigliceridi, del colesterolo totale e delle lipoproteine a bassa densità, LDL) associati alla disfunzione metabolica e allo sviluppo di altre patologie (obesità, diabete, sindrome metabolica).
Invece gli zuccheri normalmente presenti nelle fonti alimentari naturali, compreso il fruttosio, risultano non correlati al rischio metabolico, in quanto sono associati alla presenza di acqua, fibre, grassi e proteine come in molti cibi di origine vegetale. L’American Heart Association (AHA) non fornisce specifiche indicazioni in merito al fruttosio, ma raccomanda non più di sei cucchiaini di zucchero al giorno per le donne e non più di nove cucchiaini per l’uomo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda che gli zuccheri semplici non devono superare più del 10% dell’apporto calorico giornaliero, con la proposta di ridurre ulteriormente tale parametro al 5%. REF 5

ALIMENTI DA LIMITARE:
-prodotti trasformati (snack dolci e salati, bibite zuccherate)
-insaccati
-sale da cucina

ALIMENTI DA PRIVILEGIARE:
-frutta, verdura e ortaggi
-pesce
-cibi integrali
-erbe e spezie aromatiche

BIBLIOGRAFIA
REF 1- Ibekwe R, “Modifiable Risk factors of Hypertension and Socio-demographic Profile in Oghara, Delta State; Prevalence and Correlates”, Ann Med Health Sci Res., 2015 Jan-Feb; 5(1):71-7;
REF 2- DiNicolantonio JJ et al., “The wrong white crystals: not salt but sugar as aetiological in hypertension and cardiometabolic disease”, Open Heart., 2014 Nov 3; 1(1):e000167;
REF 3- He FJ et al., “Effect of longer term modest salt reduction on blood pressure: Cochrane systematic review and meta-analysis of randomised trials”, BMJ., 2013 Apr 3; 346:f1325;
REF 4- Hendriksen MA et al., “Potential effect of salt reduction in processed foods on health”, Am J Clin Nutr., 2014 Mar; 99(3):446-53;
REF 5- Di Nicolantonio JJ et al., “The wrong white crystals: not salt but sugar as aetiological in hypertension and cardiometabolic disease”, Open Heart., 2014 Nov 3;1(1): e 000167.

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