Intolleranza al lattosio (1)

intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio è una condizione di malassorbimento causata da una ridotta espressione o attività dell’enzima lattasi a livello dell’intestino tenue.
La condizione di malassorbimento del lattosio può essere innescata da:
-Non persistenza della lattasi, condizione comune in cui l’espressione della lattasi diminuisce fisiologicamente durante l’infanzia;
-Deficienza congenita dell’enzima “lattasi”, condizione rara che si manifesta con sintomi gravi nei neonati;
-Condizione secondaria a patologie, come nella celiachia, nelle malattie infiammatorie intestinali, nella chirurgia gastrointestinale, nella sindrome da intestino corto e nell’enterite infettiva (Giardiasi), responsabili di ridurre la capacità di assorbimento del lattosio o l’espressione dell’enzima “lattasi” a livello intestinale.

Il lattosio è la principale fonte di zucchero nel latte, alimento esclusivo dell’infanzia per la maggior parte dei mammiferi.
Dopo l’ingestione, il lattosio raggiunge l’intestino tenue dove viene idrolizzato (scisso) in due monosaccaridi (glucosio e galattosio) grazie alla presenza dell’enzima “lattasi”, al fine di poter essere assorbito dalla mucosa intestinale.
L’attività della lattasi cambia durante lo sviluppo. Nella maggior parte degli individui umani, l’attività di tale enzima diminuisce dopo il 2°-3° anno di età e i livelli minimi di espressione si hanno intorno al 5°-10° anno, processo fisiologico parallelo allo svezzamento. Tuttavia, alcuni individui adulti, in particolare i caucasici del Nord Europa, mantengono alti livelli di espressione della “lattasi”, a seguito di una mutazione, responsabile della persistenza di tale enzima. Questo fenotipo facilita la digestione di grandi quantità di lattosio anche in età adulta.

Nella maggior parte degli individui adulti, l’attività della lattasi viene persa; in tale condizione il lattosio raggiunge non digerito l’intestino crasso, dove il microbiota intestinale innesca una serie di processi fermentativi responsabili della produzione di gas, principalmente idrogeno (H2), anidride carbonica (CO2) e metano (CH4). Ai gas si associa l’effetto osmotico del lattosio a livello del colon che richiama acqua. In tali soggetti, dopo l’ingestione di prodotti lattiero-caseari, i sintomi più ricorrenti sono: nausea, gonfiore e dolore addominale, diarrea osmotica e distensione intestinale. REF 1

Per stabilire tale condizione sono disponibili diversi test:
-Breath test,
-Test genetici
Studi condotti hanno rilevato che le varianti genetiche C/T 13910 e G/A 22018 posizionate a monte del gene che codifica per la lattasi (LPH) sono associate ad una ridotta attività di tale enzima.
Il genotipo in omozigosi CC indica la NON persistenza dell’attività della lattasi invece la variante TT ne indica la persistenza anche in fase adulta.
La variante in eterozigosi CT rappresenta una condizione intermedia. Inoltre è stato osservato che le varianti: 13907 C/G, 13915 T/G, 14010 G/C and 13914 G/A, sono associate allo sviluppo dell’intolleranza al lattosio. REF 2
Recenti studi dimostrano che la comparsa dei sintomi associata all’ingestione di prodotti lattiero-caseari dipenda dalla dose di lattosio in esso contenuto, dall’espressione della lattasi, dalla composizione della flora intestinale e dalla sensibilità del tratto gastrointestinale.
La strategia terapeutica da adottare prevede un ridotto apporto di prodotti contenti lattosio con la dieta. REF 1

ALIMENTI DA LIMITARE
-Latte fresco, latte a lunga conservazione e qualsiasi altro tipo di latte di origine animale
-Panna (fresca da montare, montata e da cucina), besciamelle
-Formaggi freschi e molli
-Prodotti che riportano in etichetta i seguenti termini: “lattosio”, “siero di latte”, “latte in polvere”

BIBLIOGRAFIA
REF 1- Misselwitz B et al., “Lactose malabsorption and intolerance: pathogenesis, diagnosis and treatment”, United European Gastroenterol J., 2013 Jun;1(3):151-9;
REF 2- Santonocito C et al., “Lactose intolerance genetic testing: is it useful as routine screening? Results on 1426 south-central Italy patients”, Clin Chim Acta., 2015 Jan 15; 439:14-7.

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