Intolleranza al fruttosio

intolleranza al fruttosio

Il fruttosio è un monosaccaride, naturalmente presente in una varietà di alimenti. In particolare è rilevabile in alcuni tipi di frutta e di verdura ma il suo contenuto risulta notevole in molti alimenti confezionati come dolci e bevande analcoliche, sotto forma di dolcificanti artificiali.
Gli esseri umani hanno una limitata capacità di assorbimento di tale zucchero. Al contrario del glucosio che viene completamente assorbito, attraverso un meccanismo di trasporto attivo nell’intestino tenue, facilitato da trasportatori GLUT-2 e GLUT-5, il fruttosio è assorbito principalmente attraverso diffusione facilitata e mediante un carrier GLUT-5, con un processo passivo. REF 1

L’incapacità di metabolizzare correttamente tale zucchero può essere correlata ad una aberrazione genetica chiamata “intolleranza ereditaria al fruttosio”, dovuta ad una deficienza di un enzima epatico, aldolasi oppure ad un assorbimento incompleto del fruttosio “malassorbimento di fruttosio”, condizione non legata a fattori genetici, ma associata alla bassa capacità di trasportare il fruttosio attraverso l’epitelio intestinale. REF 2
Il malassorbimento di fruttosio a livello dell’intestino tenue genera due effetti nell’intestino crasso: una forza osmotica capace di aumentare l’afflusso di acqua nel lume e la sua fermentazione ad opera del microbiota, che porta alla produzione di gas.
La prevalenza esatta di tale intolleranza non è nota. I sintomi normalmente sono riscontrati a livello gastrointestinale come gonfiore addominale, gas, flatulenza, dolore, distensione, nausea e diarrea.
Il metodo standard di identificazione del malassorbimento di fruttosio è l’analisi del respiro (breath test) dopo l’ingestione di tale zucchero. Una dose di 25 g di fruttosio disciolto in una soluzione al 10% è generalmente la dose appropriata per valutare, a livello clinico, i gas espirati. REF 1
Un test del respiro viene considerato positivo se dopo 1,5-3 ore dall’ingestione dei carboidrati di prova si rileva un picco dei seguenti gas: anidride carbonica, metano e altri gas in traccia, prodotti in seguito all’innesco di un processo di fermentazione.

Di solito ai soggetti che si sottopongono al test si richiede di astenersi dal consumo dei carboidrati per 8-12 ore prima di sottoporsi al test del respiro. REF 2
Si ipotizza che l’aumento del consumo di fonti alimentari e di bevande zuccherate ricche in fruttosio libero, come lo sciroppo di mais (HFC) sia correlato all’aumento dell’incidenza di tale intolleranza. REF1
Il fruttosio è presente naturalmente nella frutta e nei succhi di frutta; in particolare il suo valore è considerevolmente maggiore rispetto al glucosio nelle mele, nelle pere, nel cocomero.
Nel miele, nella melassa e nello sciroppo d’acero il rapporto glucosio: fruttosio è compreso rispettivamente tra 0.9: 1.0 e 1,0: 1,0.
Diversi studi indicano anche che l’assorbimento di fruttosio è dose-dipendente ed è facilitato dalla contemporanea assunzione di glucosio. Studi clinici hanno dimostrato che la somministrazione di fruttosio in combinazione con altri zuccheri, amido o con un pasto misto riduce la probabilità di malassorbimento, sia in individui sani che in soggetti con funzione intestinale compromessa. REF 2
La compliance del paziente nel seguire la dieta con restrizione del fruttosio è associata ad un miglioramento significativo dei sintomi, entro un anno. REF1

E’ stato inoltre osservato che nella maggior parte dei casi la riduzione dell’apporto di fruttosio con la dieta è efficace già dopo 2-6 settimane si abbia con remissione dei sintomi. Successivamente si consiglia di iniziare una fase di reintroduzione di piccole quantità di alimenti contenenti fruttosio a dosi crescenti, al fine di determinare le dosi tollerabili ed avere una dieta meno restrittiva possibile, pur monitorando i sintomi. In genere, i pazienti possono tollerare 10-15 g di fruttosio al giorno.
Una dieta con contenuto limitato di fruttosio è un trattamento efficace, ma ulteriori studi sono necessari per valutare l’efficacia a lungo termine e l’adesione a tali diete. REF 1; 2

BIBLIOGRAFIA
REF 1- Fedewa A et al., “Dietary fructose intolerance, fructan intolerance and FODMAPs”, Curr Gastroenterol Rep., 2014 Jan; 16(1):370;
REF 2- Latulippe ME et al., “Fructose malabsorption and intolerance: effects of fructose with and without simultaneous glucose ingestion”, Crit Rev Food Sci Nutr., 2011 Aug; 51(7):583-92.

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