FAME, APPETITO E SAZIETÀ

Fame, appetito e sazietà

I termini appetito e fame non sono sinonimi. La fame è il desiderio intenso di mangiare, rappresenta la necessità di ingerire alimenti. Il termine appetito deriva da latino appetere che significa chiedere, desiderare, avvicinarsi. E’ lo stimolo accentuato a raggiungere il proprio appagamento attraverso l’assunzione di particolari alimenti la cui scelta si basa su esperienze ed emozioni precedenti cioè su ricordi o su condizionamenti esterni come, ad esempio, la pubblicità. La fame è un’esigenza naturale, l’appetito una scelta soggettiva. I centri della fame e della sazietà hanno due localizzazioni distinte a livello del sistema nervoso centrale: il primo si trova nell’ipotalamo laterale, il secondo nell’ipotalamo ventro-mediale.
 
Il sistema nervoso centrale ha un’importanza fondamentale sui meccanismi implicati nella scelta degli alimenti; la scelta di un alimento piuttosto che un altro risponde ad una precisa richiesta neuroendocrina che sta alla base del comportamento alimentare. È indubbio il ruolo dell’ipotalamo nel condizionare anche la selezione degli alimenti tramite alcuni neuromediatori che intervengono sull’apporto dei nutrienti: proteine, lipidi, glucidi.
 
Tra i numerosi neurotrasmettitori cerebrali, molto studiato è la serotonina: un neurotrasmettitore  cerebrale che agisce sul centro della sazietà e influisce sulla selezione di glucidi e protidi. Questa sostanza nell’ipotalamo deriva dal triptofano, aminoacido precursore che passa la barriera ematoencefalica.  Alimenti ricchi in triptofano sono il cioccolato fondente, banane, kiwi, frutta secca e latticini. L’ingresso nel cervello di questo aminoacido dipende dal suo rapporto con altri cinque aminoacidi neutri: Tirosina, Fenilalanina, Leucina, Isoleucina, Valina (TFLIV). Un’alimentazione ricca di carboidrati favorisce la secrezione di insulina che aumenta il rapporto triptofano/TFLIV con conseguente incremento della sintesi di serotonina.

 

Un’alimentazione ricca di protidi (diete iper proteiche) diminuisce il rapporto triptofano/TFLIV con diminuzione della sintesi di serotonina nel cervello. Studi dimostrano che la serotonina, insieme alla dopamina e alla noradrenalina sono i tre neurotrasmettitori coinvolti nella depressione maggiore. Il discorso è molto complesso, ciò che è certo è che la dieta può variare i livelli del neurotrasmettitore. La totale esclusione del triptofano dalla dieta, con conseguente caduta dei livelli di serotonina nel sistema nervoso centrale provocherebbe depressione.

Il gusto e l’olfatto sono molto importati nella regolazione dell’assunzione di cibo; bisogna ricordare che  una diminuzione dell’olfatto porta alla diminuzione del senso del gusto e che l’olfatto ha una maggior capacità di influire sul ricordo non solo degli odori ma anche di altri elementi derivanti da stimoli sensoriali emotivi.
 
TEORIE SULLA REGOLAZIONE DELLA SAZIETÀ

 

TEORIA GLUCOSTATICA: è un tipo di regolazione a breve termine operata sui centri della sazietà da valori glicemici. Il livello di glicemia influenza la sensazione di fame, ad un basso valore glicemico corrisponde la necessità di mangiare.  A spiegazione di tale comportamento si ammette l’esistenza di cellule del centro della sazietà (glucostati) la cui attività varia in funzione della velocità di utilizzazione del glucosio ematico.  L’incapacità di utilizzare il glucosio da parte dei glucostati nei diabetici spiegherebbe infatti la loro tendenza all’iperfagia.

 

TEORIA LIPOSTATICA: di regolazione a lungo termine dove sussiste un rapporto inversamente proporzionale tra la quantità di tessuto adiposo presente nell’organismo e la quantità di alimenti assunti.  I metaboliti lipidici, come il glucosio, sono i responsabili del controllo nell’assunzione dei cibi in senso quantitativo. Tra questi bisogna ricordare le leptine  che sono proteine circolanti sintetizzate prevalentemente dagli adipociti e sono coinvolte nei meccanismi di regolazione del cibo. Sembrano svolgere un importante ruolo nella regolazione del peso corporeo riducendo l’assunzione di cibo e aumentando la dispersione dell’energia dall’organismo, suggerendo quindi che  la loro funzione, di tipo ormonale, sia quella di segnalare ai centri nervosi cerebrali i livelli di scorte lipidiche dell’organismo stesso.

 

TEORIA TERMOSTATICA: questa teoria fu formulata da Brodeck e si basa sulla regolazione dell’apporto alimentare in funzione della temperatura corporea. Secondo questa ipotesi, l’attività dei centri ipotalamici deputati alla sensazione della sazietà e della fame è regolata dalla temperatura corporea, nel senso che una diminuzione di questa stimolerebbe il centro della fame mentre deprimerebbe il centro della sazietà, e viceversa.

 

Esistono altri stimoli che regolano l’assunzione di cibo quali la modificazione della temperatura ambientale in quanto il freddo stimola ad assumere più cibo rispetto al caldo; lo stato di pienezza del tubo gastroenterico che viene avvertita dall’attività di recettori viscerali e concorre a limitare la necessità fisiologica dettata dal centro della fame, così il bisogno di cibo si accentua quando le riserve di nutrienti si riducono, in caso contrario cesserà l’attività del centro della fame; fattori ormonali, la colecistochinina, ad esempio che è un ormone gastrointestinale viene prodotto in risposta all’ ingestione di grassi, inibirebbe un’ ulteriore assunzione di cibo. Non bisogna infine dimenticare le abitudine alimentari di ogni singolo individuo.

 

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