Diabete mellito di tipo 2

Diabete mellito di tipo 2

Il diabete mellito di tipo 2 (DM 2) è un problema di salute pubblica in tutto il mondo. Nel 2011, sono stati stimati 285 milioni di persone. Entro il 2030, questo numero si pensa possa raggiungere 439 milioni. L’obesità e la sedentarietà sono i fattori di rischio principali per lo sviluppo diabete di tipo 2, con l’elevato rischio di sviluppare complicanze a lungo termine: le malattie cardiovascolari, le malattie vascolari periferiche, le nefropatie, la retinopatia diabetica, la cecità e la ridotta circolazione negli arti che può portare ad amputazioni. REF 1; 2; 3
L’interazione tra la dieta, l’attività fisica e il grado di adiposità svolgono un ruolo importante sulla sensibilità all’insulina. REF 3

In fase iniziale il diabete di tipo 2 (DM 2) è una condizione in cui si rilevano difetti nell’azione dell’insulina, la quale determina un’alterazione della segnalazione per l’assorbimento del glucosio. In tali condizioni il pancreas compensa la ridotta risposta insulinica, aumentandone la secrezione, con il risultato di una iper-insulinemia. Questo processo continua fino a quando la secrezione di insulina non è più sufficiente, innescando una condizione di iper-glicemia ematica ed instaurando la condizione di diabete di tipo 2. La resistenza all’insulina è una componente chiave della sindrome metabolica, le cui componenti sono l’obesità addominale, l’ipertensione, l’insulino-resistenza e la dislipidemia. L’alto flusso di glucosio attraverso le membrane delle cellule endoteliali è il punto iniziale del processo di danno tissutale indotto dall’iperglicemia. L’aumento dei livelli di glucosio inducono un eccesso di produzione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS). Pertanto, lo stress ossidativo generato può essere responsabile degli effetti nocivi dell’iperglicemia cronica, sia sui vasi sanguigni, sia sulla funzione delle cellule β pancreatiche che producono l’insulina. REF 4
Aumenta considerevolmente il rischio di DM 2 uno stile di vita malsano, con scarsa attività fisica associata ad un regime alimentare scorretto. REF 3

In particolare l’aumento del consumo di alimenti molto calorici, oppure l’aumento delle porzioni di cibo diventano particolarmente pericolosi se sono accompagnati da uno stile di vita sedentario. Diversi studi hanno dimostrato che il DM 2 può essere efficacemente prevenuto e controllato dalla perdita di peso e da una maggiore attività fisica.
La dieta mediterranea può essere utile per la salute generale. Diverse, varianti di questa dieta hanno migliorato la prognosi dei pazienti affetti da DM 2.
Il modello della dieta mediterranea era tipica dei paesi del bacino del Mediterraneo nel dopoguerra e varia leggermente tra le differenti regioni mediterranee. Tuttavia, i principi sono gli stessi: l’assunzione giornaliera di verdura, di legumi, di frutta fresca e secca, di cereali integrali e dei latticini a basso contenuto di grassi; il consumo settimanale di pesce e di carni e bianche e l’olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi quotidiani. A questo si associa un’assunzione regolare ma molto moderata di vino durante il pasto ed il basso consumo di carni rosse e di insaccati.

La dieta mediterranea è un modello alimentare caratterizzato da un elevato apporto di fibre, sia solubili che insolubili. La frutta secca, pur molto calorica, se assunta in quantità moderate è protettiva per il suo contenuto di grassi poli-insaturi, di fibre alimentari. La base vegetale ampia, ricca di vitamine e antiossidanti, è in grado di ridurre lo stress ossidativo, l’infiammazione, il colesterolo LDL e l’insulino-resistenza. Il consumo regolare di pesce magro e l’assunzione di prodotti lattiero-caseari a basso contenuto di grassi può ridurre il rischio di diabete di tipo 2 o migliorarne comunque la prognosi. REF 1; 5
Viceversa, il frequente consumo di carne rossa ed insaccati (manzo, maiale, agnello, hamburger e quella trasformata: pancetta, hot dog, salsiccia, salame, mortadella) è associato ad un conseguente aumento del rischio di diabete di tipo 2, in parte mediato dall’obesità. Molti studi testimoniano che limitare il consumo di carne rossa e di cibo spazzatura conferisce benefici per la prevenzione del DM 2. REF 6
Infatti, gli studi epidemiologici hanno evidenziato che il contenuto di acidi grassi saturi nella dieta, particolarmente abbondanti nei Junk food, è direttamente associato ad un aumentato rischio di diabete di tipo 2.

Un modello alimentare, caratterizzato da un grande consumo di cibi tipo fast food, carni rosse e trasformate, cereali raffinati, patatine, snack e bevande zuccherate, sono associati ad un maggior rischio di sviluppare diabete di tipo 2, soprattutto in soggetti in sovrappeso e obesi fisicamente poco attivi. REF 1; 5
Anche l’aspartame (L-aspartil-L-fenilalanina metil estere: ASP) dolcificante privo di calorie ed il glutammato monosodico (MSG) sono additivi alimentari da evitare.
E’ stato infatti dimostrato che l’interazione tra i due additivi alimentari, può promuovere l’aumento di peso e compromettere l’omeostasi del glucosio. REF 8
La curcuma è stata usata per secoli nella medicina Ayurvedica come terapia per i disturbi infiammatori, tra cui l’epatite e l’artrite, come rimedio per il fegato, per lo stomaco e per problemi dentali, nonché per vari tipi di malattie della pelle e disturbi correlati.
Oggi sappiamo che la curcuma presenta molteplici attività biologiche.
Tra queste va segnalata la sua capacità di ridurre il livello di glucosio nel sangue agendo sia sulla produzione epatica di glucosio che sulla stimolazione dell’assorbimento del glucosio da parte dei tessuti periferici, promuovendo una riduzione della resistenza all’insulina.
Purtroppo la curcuma è scarsamente assorbita dall’intestino. Per questo sono in fase di sviluppo nuovi integratori a base di curcuma che utilizzano che utilizzano formulazioni particolari in grado d’incrementare l’assorbimento e la biodisponibilità della curcumina. REF 2

ALIMENTI DA LIMITARE:
-Carni rosse
-Insaccati
-Zuccheri semplici
-Dolciumi, gelati
-Bibite zuccherate gasate e non

BIBLIOGRAFIA
REF 1- Khemayanto H et al., “Role of Mediterranean diet in prevention and management of type 2 diabetes” Chin Med J (Engl)., 2014; 127(20):3651-6;
REF 2- Maradana MR et al., “Targeted delivery of curcumin for treating type 2 diabetes”, Mol Nutr Food Res., 2013 Sep; 57(9):1550-6;
REF 3- Bauer F1 et al., “Dietary patterns and the risk of type 2 diabetes in overweight and obese individuals”, Eur J Nutr., 2013 Apr; 52(3):1127-34;
REF 4- Ghorbani Z et al., “Anti-hyperglycemic and insulin sensitizer effects of turmeric and its principle constituent curcumin”, Int J Endocrinol Metab., 2014 Oct 1;12(4): e18081;
REF 5- Salas-Salvadó J et al., “Reduction in the incidence of type 2 diabetes with the Mediterranean diet: results of the PREDIMED-Reus nutrition intervention randomized trial”, Diabetes Care., 2011 Jan; 34(1):14-9;
REF 6- Pan A et al., “Changes in red meat consumption and subsequent risk of type 2 diabetes mellitus: three cohorts of US men and women”, JAMA Intern Med., 2013 Jul 22; 173(14):1328-35;
REF 7- Fagherazzi G et al., “Consumption of artificially and sugar-sweetened beverages and incident type 2 diabetes in the Etude Epidemiologique aupres des femmes de la Mutuelle Generale de l’Education Nationale-European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition cohort”, Am J Clin Nutr., 2013 Mar; 97(3):517-23;
REF 8- Collison KS et al., “Interactive effects of neonatal exposure to monosodium glutamate and aspartame on glucose homeostasis”, Nutr Metab (Lond)., 2012 Jun 14;9(1):58.

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